Nell'estate del 1800 venne ad Arona lo Stendhal per assistere allo smantellamento del castello, « un forte inespugnabile circondato da una quintuplice cerchia di mura che ne rende impossibile l'accesso, e con una torre alta e snella, sovrastata dal tricolore»... del quale sopravvivono oggi solo pochi monconi. In questo castello era nato, nel 1538, S. Carlo Borromeo, il patrono spirituale del lago. Nel Medio Evo divenne possesso dei Benedettini cui era affidata l'abbazia dei SS. Gratiniano e Felice: sul suo luogo sorge ora la chiesa collegiata dei SS. Martiri, vastamente manomessa nei secoli, e dall'interno d'impronta gotica. Declinata la potenza dei Benedettini, sul tardo Duecento, sopravvennero i Visconti e i Borromeo cui seguirono gli spagnoli, gli austriaci e i Savoia. Deli¬zioso luogo di passeggio è l'ampio lungolago coltivato a giardini. Fra i monumenti di Arona (oltre alla già citata collegiata dei SS. Martin ove s'ammira una Madonna col Bambino e Santi del giovane Bergognone, alla rinascimentale Madonna di Loreto, alla quattrocentesca Casa del Podestà) spicca la collegiata di S. Maria, originaria dei sec. XV-XVII e restaurata nel secolo scorso, con campanile romanico in basso e sopra barocco. Nell'interno, ricco di decorazioni, spiccano un'Adorazione del Bambino con l'Eterno Padre e Santi, commossa, delicata composizione del giovane Gaudenzio Ferrari , e Sei Storie della Vergine dipinte dal Morazzone intorno al 1617 delle quali figura qui lo Sposalizio, dagli ampi ritmi e dalla « partitura chiaroscurale di derivazione caravaggesca » (Baroni).
ARONA - SAN CARLONE
Un po' per devozione un po' per curiosità, pochi turisti di passaggio da Arona tralasciano di visitare la colossale statua di S. Carlo detto il « S. Carlone ». Così la descrive Stendhal: « Con un gesto maestoso della mano addita il porto, mentre con l'altra trattiene un lembo della cotta: è attraverso questo lembo che si entra nell'interno della statua. Nel suo naso può stare ritto un uomo » (in realtà la destra è in atto di benedizione mentre la sinistra trattiene i codici del Concilio di Trento). A Flaubert dispiacquero invece un poco le orecchie sventolanti... Il volto ci dà l'immagine di una dirittura profonda, non arrendevole, guidata da una volontà di ferro. E tale era S. Carlo, instancabile nel bene, inflessibile contro i malvagi, difensore strenuo dell'ortodossia, ma insidiato anche mor¬talmente dai nemici al cui agguato una volta sfuggì per miracolo. Morì a 46 anni, nel 1584, lasciando i suoi beni all'ospedale maggiore di Milano. La statua venne disegnata dal Cerano ed eseguita da Bernardo Falcone e Siro Zanelli (1614-1697). Doveva essere in marmo ma fu costruita in rame: delle 15 cappelle progettate, se ne fecero solo 3, rimaste incompiute. Il colosso è alto 23 m e si erge su un piedestallo di granito (recenti restauri). Chi ha buone gambe può salire all'interno e valutare tutta la grandiosità dell'opera. Nella piazza ov'è la statua sono il Seminario vescovile ideato dal Richini (1620-43) ma in¬grandito nel 1907, e la chiesa di S. Carlo, sempre dello stesso architetto (1614), nel cui interno è un quadro dedicato a S. Carlo di G. Cesare Procaccini.